La storia non è solo sulle carte. È dentro il gioco.
Origins nasce da un principio preciso: storia e mitologia non devono essere soltanto l'ambientazione del gioco, ma devono influenzare il modo in cui si gioca.
Per questo abbiamo sviluppato quello che definiamo Gameplay Filologico®.
Personaggi, divinità, luoghi, eventi e artefatti vengono studiati partendo dalle fonti storiche, archeologiche e mitologiche e, quando possibile, le loro caratteristiche reali vengono trasformate in abilità ed effetti di gioco coerenti con ciò che rappresentano.
Non significa ricostruire la storia in maniera rigida o sacrificare il divertimento alla precisione accademica.
Significa fare qualcosa di diverso:
trasformare ciò che un personaggio ha fatto, ciò che un oggetto ha rappresentato o ciò che un luogo significava per una civiltà in una vera meccanica di gioco.
Un artefatto che permette di comprendere
La Stele di Rosetta
La Stele di Rosetta fu fondamentale per la decifrazione dei geroglifici egizi perché riportava lo stesso decreto in differenti sistemi di scrittura, permettendo agli studiosi di confrontarli e comprenderne progressivamente il significato.
In Origins questa caratteristica non rimane semplicemente nella descrizione storica della carta.
Diventa gameplay.
La Stele di Rosetta può quindi essere associata a un effetto basato sulla comprensione, interpretazione o rivelazione delle informazioni, permettendo per esempio al giocatore di conoscere carte che normalmente sarebbero nascoste, analizzare una parte del mazzo avversario o ottenere un vantaggio attraverso informazioni precedentemente inaccessibili.
Il concetto storico rimane riconoscibile:
nella realtà ha permesso di decifrare ciò che non riuscivamo più a leggere; nel gioco permette di scoprire ciò che normalmente non potremmo conoscere.
È questo il principio alla base del gameplay filologico.
Un faraone che cambia le regole del proprio mondo.
Akhenaton
Akhenaton non viene ricordato semplicemente come uno dei tanti faraoni dell'Antico Egitto.
Durante il suo regno promosse una trasformazione religiosa radicale, ponendo Aton, il disco solare, al centro del culto e ridimensionando profondamente il ruolo del tradizionale pantheon egizio.
Anche in questo caso Origins prova a trasformare la storia in una meccanica.
Una carta dedicata ad Akhenaton può quindi interferire con le divinità presenti sul campo, limitarne l'influenza o modificare temporaneamente le normali dinamiche legate al loro utilizzo.
Non perché sia semplicemente un effetto interessante dal punto di vista strategico, ma perché è esattamente ciò che il personaggio rappresenta.
Quando Akhenaton entra in gioco, anche il rapporto con gli dèi cambia.
Il giocatore non sta soltanto leggendo qualcosa sulla rivoluzione religiosa di Akhenaton.
In qualche modo, la sta giocando.
Ogni carta può raccontare qualcosa.
Lo stesso principio può essere applicato all'intero universo di Origins.
Un grande comandante può valorizzare le proprie truppe.
Un sovrano conosciuto per le sue conquiste può favorire una strategia offensiva.
Un luogo fortificato può offrire protezione.
Un artefatto legato alla conoscenza può rivelare informazioni.
Una divinità può intervenire sul campo secondo gli attributi che le venivano assegnati dalla cultura che l'ha generata.
Non tutte le carte devono necessariamente possedere un'abilità complessa. Anche statistiche, costi, sinergie e appartenenza a determinate categorie possono contribuire a rappresentarne l'identità.
L'obiettivo rimane sempre lo stesso:
fare in modo che una carta giochi, per quanto possibile, come ciò che rappresenta.
Giocare. Scoprire. Ricordare.
Origins non vuole sostituire un libro di storia.
Vuole accendere la curiosità.
Una partita può iniziare per vincere un duello e finire con una domanda:
“Ma questa cosa è successa davvero?”
Da quella domanda può nascere la voglia di scoprire chi fosse Akhenaton, perché la Stele di Rosetta sia stata così importante, cosa raccontassero gli antichi di Gilgamesh o perché determinate civiltà abbiano lasciato un'impronta così profonda nella nostra storia.
È qui che gioco e divulgazione si incontrano.