Odisseo – L’uomo dalle mille astuzie

Odisseo – L’uomo dalle mille astuzie

Odisseo è una delle figure più complesse e riconoscibili della mitologia greca. Re di Itaca, marito di Penelope e padre di Telemaco, appartiene alla generazione degli eroi coinvolti nella guerra di Troia e occupa una posizione particolare all’interno della tradizione epica: mentre molti protagonisti del mito costruiscono la propria fama soprattutto attraverso la forza fisica e il valore in battaglia, Odisseo viene ricordato prima di tutto per la propria intelligenza.

Nella tradizione greca questa particolare forma di intelligenza viene spesso collegata al concetto di mêtis: un’astuzia pratica, flessibile, capace di adattarsi alle circostanze e di trovare soluzioni quando la forza da sola non è sufficiente. Odisseo osserva, calcola, inganna e utilizza le parole con la stessa efficacia con cui altri eroi utilizzano le armi.

È questa caratteristica a renderlo profondamente diverso da figure come Achille o Aiace.

La sua genealogia sembra quasi anticiparne il carattere. Odisseo è figlio, secondo la tradizione principale, di Laerte e Anticlea. Attraverso la madre discende da Autolico, celebre ladro e maestro dell’inganno, a sua volta considerato in molte versioni figlio di Ermes, dio legato tra le altre cose all’eloquenza, all’ingegno e all’astuzia.

Già nel mito, quindi, l’intelligenza di Odisseo viene inserita all’interno di una vera e propria eredità familiare.

Esistono inoltre tradizioni differenti sulla sua paternità. Alcune fonti tarde collegano Anticlea a Sisifo, altro personaggio celebre per la propria capacità di ingannare uomini e dèi, arrivando a presentare Odisseo come suo possibile figlio naturale. Non si tratta della genealogia principale, ma è significativo che anche questa variante cerchi di spiegare l’eccezionale astuzia dell’eroe attraverso la sua discendenza.

Odisseo appare già nell’Iliade, dove il suo ruolo è molto più ampio di quello di semplice guerriero.

È uno dei principali comandanti achei, ma soprattutto viene utilizzato come ambasciatore, consigliere e uomo capace di intervenire nelle situazioni più delicate. Quando serve parlare con Achille, ristabilire l’ordine tra i Greci o compiere missioni che richiedono prudenza e intelligenza, Odisseo è spesso tra i protagonisti.

Questo aspetto è fondamentale per comprenderlo.

La sua grandezza non deriva dall’essere il combattente più potente dell’esercito greco.

Deriva dall’essere indispensabile.

La tradizione successiva all’Iliade gli attribuisce un ruolo decisivo anche negli eventi che conducono alla caduta di Troia. A lui viene generalmente associata l’idea del celebre cavallo di legno attraverso il quale i Greci riescono infine a superare le mura della città dopo dieci anni di guerra.

Che il racconto sia considerato nella sua dimensione mitologica o letteraria, il significato è evidente: Troia non viene conquistata attraverso una forza superiore.

Viene conquistata attraverso l’inganno.

Odisseo rappresenta quindi un modello eroico molto particolare.

Nella cultura greca il valore guerriero rimane essenziale, ma l’eroe di Itaca dimostra che esistono situazioni nelle quali la capacità di comprendere l’avversario può essere più importante della capacità di affrontarlo direttamente.

È proprio questa caratteristica a diventare il centro dell’Odissea, il poema tradizionalmente attribuito a Omero che racconta il lungo ritorno di Odisseo verso Itaca dopo la guerra di Troia.

Il viaggio occupa dieci anni e conduce l’eroe attraverso un mondo nel quale realtà geografica, mito, divinità e creature fantastiche si intrecciano continuamente.

Ma ridurre l’Odissea a una successione di avventure sarebbe limitante.

Al centro del poema esiste soprattutto un tema.

Il ritorno.

Odisseo non viaggia perché vuole scoprire il mondo. Il suo obiettivo rimane Itaca.

Questa caratteristica lo distingue profondamente da molte figure eroiche successive associate all’esplorazione. Odisseo conosce terre sconosciute, incontra popoli e creature straordinarie e attraversa i confini del mondo conosciuto dai Greci, ma tutto ciò avviene mentre tenta continuamente di tornare alla propria identità originaria: sovrano, marito e padre.

Il termine greco nostos, “ritorno”, è infatti fondamentale nella tradizione legata agli eroi della guerra di Troia.

Da questa stessa radice deriva la parola moderna “nostalgia”, che conserva l’idea del dolore legato al desiderio di tornare a casa.

Nel caso di Odisseo il ritorno non è soltanto geografico.

Dopo vent’anni di assenza deve riconquistare il proprio posto nel mondo.

Itaca stessa è diventata quindi molto più di una semplice isola.

Nel corso dei secoli è diventata il simbolo della casa verso cui si desidera tornare dopo un viaggio, reale o metaforico.

Anche Penelope occupa una posizione essenziale nella costruzione del personaggio.

Mentre Odisseo è lontano, la regina deve difendere la casa e la continuità della famiglia in un contesto nel quale numerosi pretendenti cercano di sostituire il sovrano assente.

La tradizione attribuisce anche a lei una forma di astuzia.

Il celebre espediente della tela, tessuta durante il giorno e disfatta durante la notte per rinviare la scelta di un nuovo marito, crea quasi un parallelismo con Odisseo.

Entrambi resistono attraverso l’intelligenza.

Anche il figlio Telemaco diventa parte fondamentale di questa storia.

All’inizio dell’Odissea è un giovane cresciuto senza il padre, costretto a vivere all’interno di una casa occupata da uomini che consumano le ricchezze della famiglia e mettono in discussione la sua stessa autorità.

Il ritorno di Odisseo significa quindi anche ricostruire una famiglia spezzata dalla guerra.

È uno degli elementi che rendono il poema sorprendentemente moderno.

Dietro dèi, mostri e magie rimane una storia profondamente umana sulle conseguenze di un conflitto.

La guerra di Troia dura dieci anni.

Ma per Odisseo la guerra non termina quando Troia cade.

Le sue conseguenze ne occupano altri dieci.

La figura di Odisseo possiede inoltre un’importante ambiguità morale.

L’astuzia può salvare.

Ma può anche diventare manipolazione.

Gli stessi Greci non sembrano averlo considerato sempre nello stesso modo.

In alcune tradizioni Odisseo è l’eroe intelligente per eccellenza.

In altre appare come un personaggio molto più ambiguo, coinvolto in inganni e azioni discutibili.

La vicenda di Palamede è uno degli esempi più evidenti.

Secondo alcune tradizioni successive, Odisseo avrebbe contribuito alla rovina dell’eroe attraverso una falsa accusa di tradimento, vendicandosi dell’uomo che aveva smascherato il suo tentativo di evitare la partenza per Troia.

Anche dopo l’antichità Odisseo avrebbe continuato a cambiare volto.

Per i Romani divenne Ulisse, nome attraverso il quale sarebbe stato conosciuto da gran parte della cultura occidentale.

Dante gli attribuì uno dei più celebri episodi della Divina Commedia, trasformandolo nell’uomo incapace di rinunciare alla conoscenza e disposto a oltrepassare i limiti imposti all’essere umano.

È un Ulisse molto diverso da quello omerico.

L’Odisseo di Omero desidera tornare a casa.

Quello di Dante riparte.

Questa differenza dimostra quanto il personaggio sia stato continuamente reinterpretato.

Ogni epoca sembra aver trovato in Odisseo qualcosa di proprio.

Il guerriero.

Il viaggiatore.

Il bugiardo.

L’esploratore.

Il marito che vuole tornare a casa.

L’uomo che desidera conoscere ciò che esiste oltre il confine.

Persino il suo nome è diventato un concetto.

Un’“odissea” indica ancora oggi un viaggio lungo, difficile e pieno di ostacoli.

Pochissimi personaggi della letteratura antica hanno lasciato un’impronta linguistica e culturale altrettanto profonda.

Eppure Odisseo rimane difficile da definire con una sola parola.

Non è semplicemente un eroe positivo.

Non è semplicemente un ingannatore.

Non è soltanto un guerriero e non è soltanto un viaggiatore.

È soprattutto un uomo capace di adattarsi.

La forza di Achille è straordinaria, ma possiede una forma precisa.

L’intelligenza di Odisseo cambia continuamente.

È questa capacità a permettergli di attraversare la guerra, il viaggio e infine il ritorno.

Ed è probabilmente questa la ragione per cui il re di una piccola isola del Mediterraneo è diventato uno dei personaggi più importanti dell’intera cultura occidentale.

Non perché fosse il più forte degli eroi greci.

Ma perché aveva imparato qualcosa di altrettanto importante.

Quando non puoi vincere con la forza, devi trovare un altro modo.

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