Medea: la maga della colchide

Medea: la maga della colchide

Poche figure della mitologia greca sono inquietanti, affascinanti e difficili da giudicare quanto Medea. Principessa, maga, amante, traditrice e infine terribile artefice della propria vendetta, attraversa il mito antico cambiando volto a seconda dell’autore che ne racconta la storia. È stata vittima e carnefice, straniera e principessa, donna capace di sacrificare tutto per amore e figura disposta a distruggere ciò che ama pur di non accettare il tradimento. Ridurre Medea soltanto all’atto terribile per cui è maggiormente ricordata significherebbe, però, perdere gran parte della complessità di uno dei personaggi più straordinari della tradizione greca.

La sua storia comincia molto lontano dalla Grecia, nella Colchide, un antico regno collocato sulle coste orientali del Mar Nero, nell’area dell’odierna Georgia. Medea è figlia del re Eete e appartiene a una genealogia profondamente legata al divino: Eete è figlio di Helios, il dio Sole. In alcune tradizioni Medea viene inoltre collegata a Circe, la celebre maga che incontrerà Odisseo durante il suo viaggio. Fin dalle origini, quindi, Medea appartiene a un mondo nel quale regalità, divinità e magia convivono.

È in Colchide che arriva Giasone.

Il giovane principe greco guida gli Argonauti in una delle più celebri imprese della mitologia: raggiungere quella terra remota e impossessarsi del Vello d’Oro. Il prezioso oggetto è custodito da Eete, che non ha alcuna intenzione di consegnarlo a uno straniero. Per ottenerlo, Giasone deve affrontare prove apparentemente impossibili.

Ed è qui che il destino di Medea cambia per sempre.

Secondo la tradizione, gli dèi intervengono affinché la principessa si innamori di Giasone. Nelle Argonautiche di Apollonio Rodio questo conflitto viene raccontato con particolare intensità: Medea è divisa tra la fedeltà alla propria famiglia e una passione che diventa progressivamente impossibile da controllare. Alla fine sceglie Giasone.

E quella scelta le costa tutto.

Grazie alla propria conoscenza di erbe, filtri e arti magiche, Medea permette all’eroe di superare le prove imposte da Eete. Lo protegge dal fuoco dei terribili tori che deve aggiogare, lo aiuta ad affrontare i guerrieri nati dalla terra e contribuisce infine alla conquista del Vello d’Oro. Senza Medea, con ogni probabilità, l’impresa di Giasone sarebbe terminata in Colchide.

Ma aiutare lo straniero significa tradire suo padre e la propria terra. Medea fugge insieme a Giasone e agli Argonauti, lasciandosi alle spalle tutto ciò che aveva conosciuto.

È durante questa fuga che compare uno degli episodi più oscuri del mito: la morte di suo fratello Apsirto. Le versioni antiche non concordano su ciò che accadde. In alcune tradizioni Medea avrebbe ucciso il fratello ancora giovane e disperso parti del suo corpo per rallentare Eete, costretto a fermarsi per raccoglierle; in altre, Apsirto è già adulto e viene attirato in un’imboscata nella quale viene ucciso, con la partecipazione di Medea e Giasone. È uno dei numerosi casi in cui non esiste una sola storia di Medea, ma diverse tradizioni che nei secoli si sono sovrapposte e modificate.

La fuga dalla Colchide segna comunque un punto di non ritorno. Medea non può semplicemente tornare indietro. Ha abbandonato la propria famiglia, tradito il padre e legato il proprio destino a quello dell’uomo per cui ha compiuto tutto questo.

Il viaggio conduce infine la coppia a Iolco, dove Giasone spera di recuperare il trono che considera suo per diritto. Anche qui, però, il mito assume toni sempre più cupi.

Sul trono si trova Pelia, l’uomo che aveva mandato Giasone alla ricerca del Vello d’Oro nella speranza che non facesse mai ritorno. Medea decide di eliminarlo attraverso l’inganno. Mostra alle figlie del re la propria capacità di far apparire nuovamente giovane un animale anziano attraverso un procedimento magico e le convince che lo stesso possa essere fatto con loro padre. Le donne fanno a pezzi Pelia seguendo le sue istruzioni, aspettando un ringiovanimento che non arriverà mai.

La morte del sovrano non consegna però il regno a Giasone. Medea e il suo compagno sono costretti ad allontanarsi ancora una volta.

È a Corinto che la loro storia raggiunge il punto più celebre e terribile.

Medea ha ormai lasciato tutto per Giasone. Vive lontana dalla propria terra e dalla propria famiglia e ha avuto dei figli da lui. Ma Giasone decide di abbandonarla per sposare la figlia del re di Corinto, chiamata Creusa o Glauce a seconda delle tradizioni. Per lui il nuovo matrimonio rappresenta anche una possibilità di ottenere una posizione più prestigiosa e assicurarsi un futuro all’interno della città.

Per Medea è un tradimento assoluto.

Non è soltanto la fine di un amore. L’uomo per il quale ha rinunciato alla patria, alla famiglia e alla propria vita precedente sta costruendo un futuro nel quale lei non ha più posto. E Medea, straniera in terra greca e priva della protezione della propria famiglia, si trova improvvisamente sola.

È questo il punto di partenza della Medea di Euripide, rappresentata per la prima volta ad Atene nel 431 a.C. La tragedia non presenta una creatura priva di sentimenti. Al contrario, mostra una donna perfettamente consapevole dell’orrore verso cui sta andando e proprio per questo ancora più sconvolgente.

La vendetta comincia dalla nuova sposa di Giasone. Medea le invia dei doni apparentemente destinati a sancire una riconciliazione: una veste e un ornamento prezioso impregnati di sostanze mortali. Quando la giovane li indossa viene consumata dal veleno, e anche suo padre Creonte muore nel tentativo di salvarla.

Ma Medea vuole colpire Giasone in un punto dal quale non possa più riprendersi.

Ed è allora che Euripide conduce il mito verso il suo gesto più terribile.

Medea uccide i propri figli.

È importante, tuttavia, distinguere la versione resa celebre dalla tragedia euripidea dall’intera tradizione mitologica. Il destino dei figli di Medea non viene raccontato allo stesso modo da tutte le fonti antiche. Esistevano varianti nelle quali la loro morte avveniva in circostanze differenti e tradizioni nelle quali erano i Corinzi a esserne responsabili. Euripide contribuì enormemente a fissare nell’immaginario occidentale la versione in cui è Medea stessa a compiere il gesto, trasformando il personaggio in una delle figure più tragiche e controverse del teatro antico.

Nella tragedia, inoltre, Medea non agisce senza esitazione. Sa cosa sta per fare. Ama i propri figli e comprende la mostruosità dell’atto, ma la volontà di annientare Giasone prevale persino sul dolore che infliggerà a se stessa. La sua vendetta diventa così qualcosa di molto più radicale della morte: vuole privare Giasone della nuova moglie, della discendenza e di qualsiasi possibilità di ricostruire ciò che ha distrutto.

Dopo il delitto avviene qualcosa di altrettanto significativo.

Medea non viene catturata.

Fugge da Corinto sul carro inviato dal dio Helios, suo antenato, lasciando Giasone impotente davanti alle conseguenze delle proprie scelte. Non c’è una punizione immediata capace di ristabilire l’ordine. Medea scompare dalla scena portando con sé l’orrore di ciò che ha compiuto.

E persino questa non è la fine della sua storia.

Secondo altre tradizioni raggiunge Atene e diventa la compagna del re Egeo, dal quale avrebbe avuto un figlio, Medo. Quando Teseo, figlio di Egeo, arriva ad Atene senza essere inizialmente riconosciuto dal padre, Medea comprende chi sia e teme che possa minacciare il futuro del proprio figlio. Cerca quindi di provocarne la morte, ma il piano fallisce. Costretta ancora una volta alla fuga, lascia Atene e continua il proprio viaggio.

Il mito di Medea, dunque, è molto più vasto della tragedia di Euripide. È una successione di fughe, trasformazioni e rotture. Colchide, Iolco, Corinto, Atene: ogni luogo rappresenta una nuova fase della sua esistenza e sembra confermare una caratteristica fondamentale del personaggio. Medea non appartiene mai completamente al mondo nel quale si trova.

È una straniera.

E questo elemento aveva un peso enorme per il pubblico greco antico. Medea proviene dai confini del mondo conosciuto, pratica arti misteriose, possiede conoscenze che gli altri non comprendono e vive in una società che non è la sua. È contemporaneamente affascinante e pericolosa, indispensabile agli eroi che hanno bisogno di lei e temuta quando quella stessa forza non può più essere controllata.

Anche la sua immagine di “maga” deve essere letta attraverso l’evoluzione delle fonti. Medea conosce erbe, veleni e rituali, possiede capacità straordinarie e in alcune tradizioni assume caratteristiche apertamente soprannaturali. Il suo stesso nome finisce così per diventare inseparabile dall’idea della magia nel mondo antico.

Ma forse ciò che rende Medea così moderna non è la magia.

È la sua contraddizione.

Medea ama e distrugge. Salva Giasone e successivamente annienta il suo futuro. Tradisce la propria famiglia per costruirne un’altra e finisce per distruggere anche quella. È vittima del tradimento e autrice di una vendetta che supera qualsiasi possibilità di giustificazione. Può suscitare compassione in un momento e orrore in quello successivo.

Per questo, dopo più di duemila anni, continuiamo a raccontarla.

Medea non offre la rassicurante distinzione tra eroe e nemico che caratterizza molti racconti mitologici. Non permette di scegliere facilmente da che parte stare. Le sue azioni sono spesso terribili, ma il mito ci costringe continuamente a osservare anche ciò che le precede: l’amore imposto dagli dèi, l’abbandono della patria, i sacrifici compiuti per Giasone, la condizione di straniera e infine il tradimento dell’uomo al quale aveva affidato tutto.

Nulla di questo cancella ciò che Medea compie. Ed è proprio questo il punto.

La sua storia non chiede necessariamente di assolverla o condannarla. Ci mette davanti a qualcosa di molto più scomodo: quanto lontano può arrivare una persona quando amore, orgoglio, dolore e desiderio di vendetta diventano impossibili da separare?

Forse è per questo che Medea è sopravvissuta così a lungo. Non perché rappresenti un modello da seguire, ma perché incarna una delle zone più oscure e contraddittorie dell’essere umano.

Prima principessa. Poi amante. Poi madre. Poi assassina. Sempre straniera.

E, alla fine, impossibile da dimenticare.

leggi la storia completa